Trading Fiat

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Molto bene come previsto Fiat, chi come me è entrato a 7.7 ora è già in buon Gain, ma c’è tempo per entrare.
Primo target 8.5 poi 9, target definitivo 9.6.
Questa è un’analisi operativa non sulla società, ma vi dimostra come io pur non credento nel progetto Fiat, sono duttile e disponibile a operare con il titolo.

Dott Fabio Troglia
fabio.troglia
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Gran Bretagna a rischio???

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I mercati sono nervosi: temono che Paesi come la Grecia ed il Portogallo possano provocare nuovi terremoti. Ma gli investitori dovrebbero preoccuparsi anche di un altro problema, altrettanto grave: l’esposizione delle banche inglesi sul debito governativo del Regno Unito. A lanciare l’allarme è – riferisce il Wall Street Journal – un rapporto di JPMorgan, che spiega come i quattro maggiori istituti di credito del Paese ne possiedano circa 70 miliardi di sterline (110 miliardi di dollari).

Circa il 50% del debito sovrano acquistato da Lloyds, ad esempio, arriva dalla stessa Gran Bretagna, così come il 20% di quello di Barclays e, rispettivamente, il 13% ed il 6% per quanto riguarda Royal Bank of Scotland e HSBC Group. La fonte di preoccupazione sta nel fatto che il costo per assicurarsi contro un possibile default della Gran Bretagna potrebbe crescere nei prossimi mesi, proprio a causa delle condizioni di alcuni Paesi europei. E ciò si tradurrebbe in un importante costo in più per le banche. La stessa agenzia di rating Standard&Poor’s, ha spiegato ieri che non sono esclusi nuovi downgrade dell’Eurozona, proprio a causa del debito sovrano.

Si tratta di una novità per i mercati, dal momento che fino a poco tempo fa i bond governativi (ed anche altri strumenti, comprese le garanzie sulle obbligazioni) erano considerati a bassissimo rischio. Ora invece il costo per assicurarsi da un default inglese è salito a 97 mila dollari per garantire 10 milioni di debito (solo a settembre scorso era pari a 57 mila dollari). Non a caso, recentemente anche la moneta unica sta subendo l’urto delle preoccupazioni degli investitori. E qualora dovesse crescere ancora – hanno spiegato gli analisti di JPMorgan – ciò avrà un forte impatto sui risultati bancari: RBS potrebbe vedere scendere i profitti pre-tassazione dell’11% nel 2012, e Lloyd’s dell’8%.

Dott Fabio Troglia
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Nuovo mondo nuovi consumi

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Oggi volevo parlare con voi di sociologia.
State tranquilli, non essendo del settore non sarò ne prolisso, ne tecnico. Per capire l’economia, i trend futuri, è suffciente guardarsi attorno con occhi curiosi, porsi delle domande.
Oggi, sempre più spesso si parla di consumi, di crisi, di soggetti che vuoi per paura, vuoi per mancanza di denaro stanno consumando di meno. L’economia commette un grave errore, se pensa che tutto possa diventare come prima, infatti se è vero che l’uomo si adegua ad ogni circostanza, che si ripete per un tempo prolungato, è vero che i soggetti di domani potrebbero abituarsi a consumare di meno.
Io penso che questo fenomeno sia già in atto, questo sarà un aggravamento del problema a livello mondiale, in quanto se già i recenti consumi erano bassi,perchè mancavano consumatori, figuriamoci se anche i consumatori accaniti cominciassero a ridurre le loro spese.

Questo fenomeno, determinerà sul mercato una selezione ancora superiore a quella attuale,per ovvi motivi. Quello che dovremo nel futuro valutare, i manager che pensano a nuovi prodotti, se il consumatore di domani, comprerà poco e prodotti a basso costo, oppure poco ma prodotti unici, di qualità????
L’italia deve sperare, e deve solo puntare su prodotti di qualità, con costi accessibili, perchè se passasse la prima tipologia, mangeremo tutti i giorni, pollo alle mandorle!!!!!

Dott Fabio Troglia
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La muraglia cinese e il debito americano

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Cari amici,

quello che vi riporto, anche se non aggiornatissimo evidenzia un nuovo trend, cioè i cinesi il debito americano non lo vogliono più, ma questo lo si sapeva, però qui possiamo vederne i termini.
Il punto a cui voglio arrivare, ora chi si compra il debito aggiuntivo degli Usa tenuto conto che anche gli altri stati del mondo stanno emettendo tanta carta???
Secondo lo schema Madoff sono le banche stesse, come anche in Europa che se lo ricomprano e poi lo danno in pegno per avere altri soldi ecc….

Ma ora la musica sembra cambiare, infatti tutti parlano di Exit strategy, la Cina ha già iniziato, gli Usa pensano ad una tassa sulle banche americane per accellerare il rientro del deficit.
Come vi anticipavo da un po, la musica è cambiata, anche se non sembra ancora evidente sui mercati, ma lo sarà per una questioni di ovvi flussi finanziari.
Prima i soldi andavano dai governi alle banche, che invece di darli alle aziende lo usavano per comprare azioni, ma ora il processo sarà l’opposto, quindi a voi le vs deduzioni.

Dott Fabio Troglia
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Nel mondo del consumismo non si consuma??

Cari amici,

nel consueto punto della settimana mi piacerebbe affrontare con voi il problema dell’economia del consumismo: la mancanza di consumo.
Nel grafico sopra riportato vi presento un esempio di come negli ultimi anni si è avuta una politica sempre più espansiva, che ha come unico scopo quello di sopperire allo sbilanciamento della produzione mondiale.
Mi spiego: il mondo produce troppo, non per la popolazione mondiale, ma per la popolazione che abbia un reddito tale da potersi definire un consumatore.
Per sopperire a questo problema l’America, e al suo seguito gran parte del mondo, hanno adottato una politica ultra espansiva, che però, visti i risultati odierni, non si può definire vincente.
Volendo fare un esempio banale è come dire che in passato spendevo 10 euro di benzina per percorrere 100 km, mentre oggi con 20 Euro riesco a percorrere solo 50 km: quindi il problema è duplice, perchè aumentando la liquidità ne riduco l’effetto.
Perchè fare questa politica?? Per disperazione, perchè chi governa non sa come risolvere il problema, oppure perchè sarebbe troppo doloroso risolverlo, quindi si cerca di traslarlo nel tempo con artifici vari per far sì che sia qualche altro sventurato a doversene occupare.
Morale della favola:in borsa avremo movimenti sempre più rapidi, ma discendenti, quindi ci saranno massimi inferiori e minimi inferiori, finchè non si giungerà ad un equilibrio.

Molti millantano sull’economia cinese, purtroppo che se ne dica il paese è in difficoltà, perchè oggi produce merce che non serve per mantenere elevati livelli di Pil ed evitare che l’occupazione scenda, ma per quanto potrà continuare??
Oggi la disoccupazione sta aumentando, di conseguenza il credito al consumo si riduce ed anche i consumi: capite bene che c’è qualcosa che non quadra?? Se i consumi scendono a livello mondiale e l’occupazione scende anch’essa a livello mondiale… per chi produce la Cina, che basa la sua economia sull’export??
Quello che questi asini non riescono a capire è che non si tratta di una questione di prezzo, perchè se io consumatore ho bisogno di un maglione, anche se questo costa, esagerando 5 euro, ne posso comprare uno in più non dieci, da qui il problema. L’economia mondiale, che tende a creare persone sempre più ricche e persone poverissime, ha ridotto il numero di consumatori interessanti, di conseguenza si avranno due strade:

1 La prodzuione scende finchè è necessario e la domanda e l’offerta troveranno un equilibrio.

2 I governi decidono di fare politiche più intelligenti ed aumentano il numero di persone con reddito in grado di garantire il consumo di prodotti.

Buon fine settimana a tutti!!!

Dott Fabio Troglia
fabio.troglia
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Gli economisti sbaglieranno di nuovo

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Noi tutti abbiamo la presunzione di essere onnipotenti, i grandi economisti ancora di più, quindi commetteranno gli errori del passato. Per uscire dalla crisi hanno pompato tanti, ma tanti soldi, ora quei soldi hanno portato a dei miglioramenti di alcuni indicatori, hanno contribuito a far salire le borse, ha fare euforia e tutti dimenticano di che cosa sono figli questi eventi.
"Domani" toglieranno gli stimoli, dreneranno la liquidità, se saranno cosi pazzi alzeranno i tassi per paura dell’inflazione e quindi si avrà l’inabissamento dell’economia, con aumento della disoccupazione ecc….
Questo post non è di morale, ma scritto per tentare come sempre di sfruttare la ciclicità degli eventi e quindi dal punto di vista pratico osserviamo che i mercati corrono corrono, tutti a comprare, anche noi certamente, ma una consapevoleza e con una strategia conscia del fatto che tutto è finto.
Quindi da adesso in poi si può continuare a salire ininterrottamente tutti i giorni per poi un gg avere una piccola discesa poi un’altra per poi avere lo scoppio della bolla che ormai è in atto, anche se tutti negano. Vi ricorda che manca circa un 30% per i maggiori indici per arrivare ai massimi storici.

Dott Fabio Troglia
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Cicli economici

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Cari amici,

oggi vorrei parlare con voi di cicli economici. La vita di ognuno di noi è ciclica, quindi l’economia, che è fatta di persone è ciclica, fin qui penso si possa essere tutti d’accordo.
Un po più complicato secondo me è la sua applicazione nell’ambito economico per diversi fattori:

1 Le persone economiche oggi hanno strumenti economici, previsionali, tecnologici diversi rispetto ad una volta.

2 Gli equilibri di oggi sono diversi, in quanto oggi l’economia è globale e quindi anche gli obiettivi i target ecc…

Da questi semplici punti si evince il problema, che non è tanto nella direzione del ciclo a mio giudizio, quanto nella sua corretta valutazione temporale. A mio modo di vedere la matematica, la statistica, non ci possono aiutare perchè sono troppe le variabili esogene, di diffcile trasposizione in numeri e quindi di scarsa utilità operativa, sono utili a livello accademico, per analizzare come muta il mondo, anche a che velocità, ma non per operare in borsa.
Chiaramente questa è la mia opinione,sempre nel massimo rispetto, di tutti coloro che usano l’analisi ciclica per operare nel mercato in modo metodico.
Io oggi, molto di più che nel recente passato, noto anche in questi fenomeni un’accellerazione, che la crisi ha accuito. Faccio un’esempio, la Fiat, settore auto, che è un settore ciclico, oggi è in grande difficoltà e lo stato la sta aiutando con gli incentivi, che oggi sono l’unico strumento che gli permette di sopravvivere, domani, quando finirà la crisi però, il mercato dell’auto avrà subito un’alterazione della sua ciclicità, perchè gli incentivi hanno anticipato acquisti futuri.
Nella fattispecie, sto notando che la crisi delle economie mondiali, sta determinado dei cicli sempre più brevi, con fiammate di rialzo per le borse e poi più lunghi periodi di discesa.
Stessa cosa accade nella realtà, infatti come si vede prima le inizezioni di liquidità dei governi erano impensabili, poi si è comiciata con una, due, oggi senza tale iniezioni il sistema collasserebbe.

Quello che io noto oggi è una serie di cerchi economici tendenti verso il basso, che si ripecchiano anche nella qualità della vita, in genere di livello inferiore con il passare degli anni.
Questo è ciò che noto io, mi farebbe piacere avere qualche vs opinione in generale

Dott Fabio Troglia
fabio.troglia
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Dove vanno i soldi dei libretti postali degli italiani??

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La Cassa Depositi e Prestiti (CDP), l’istituzione che da 160 anni gestisce il risparmio postale degli italiani per investire nello sviluppo del Paese, nacque a Torino nel 1850. Nel 2003, l’anche allora ministro dell’economia Giulio Tremonti ne dispose la fuoriuscita dal perimetro della Pubblica Amministrazione trasformandola in società per azioni. Le Fondazioni bancarie entrarono nell’azionariato con una quota del 30%, restando il ministero l’azionista principale con il 70% del capitale. Al pari di tutti gli altri enti creditizi, la CDP è assoggettata al Testo unico bancario ed al regime di riserva obbligatoria.
Con un’accelerazione nelle ultime settimane, la CDP è protagonista da qualche mese di una rivoluzione silenziosa. Il complesso iter normativo è passato attraverso il varo di una legge, il recepimento delle novità nello statuto interno ed infine decreti ministeriali, regolamenti ed autorizzazioni varie anche dalla Banca d’Italia.
La raccolta della CDP è essenzialmente il risparmio postale di 25 milioni di italiani, qualcosa come 192 miliardi di euro fra Buoni e libretti, con previsioni di arrivare a 235 miliardi nel 2011. Ora sta per esordire la nuova CDP che utilizzerà per la prima volta il risparmio postale per finanziamenti, non diretti, agli enti pubblici e locali in particolare. Oltre dieci i miliardi stanziati: alla prima operazione da 450 milioni chiusa per SATAP, il concessionario per l’esercizio dell’autostrada Torino-Milano, si sommano almeno altri otto finanziamenti in via di approvazione entro l’inizio del 2010 per 4 miliardi circa. A questi si aggiungono 2.4 miliardi per il sostegno alle piccole e medie industrie (PMI) attraverso il sistema bancario, 1.5 miliardi per Fincantieri e 2 miliardi per il decollo del fondo di garanzia per le opere pubbliche (FGOP).
Inderogabile la sostenibilità economico-finanziaria dei progetti che devono essere nell’interesse generale, prevalentemente per infrastrutture, reti di trasporto, energia, telecomunicazioni, credito industriale e ricerca.
La CDP prosegue inoltre la sua tradizionale attività di sostenere direttamente gli enti pubblici e locali. Il piano industriale prevede finanziamenti per 18 miliardi nel triennio 2009-2011 con una crescita della quota di mercato dall’attuale 41% al 44%. Quello tra CDP ed enti è un rapporto di peso perché i classici mutui erogati a Comuni, Province, Regioni etc. costituiscono sempre debito pubblico mentre i finanziamenti della nuova Cassa sono “a debito pubblico invariato”. Ciò aumenta i margini di manovra (leggi: spesa) di quegli enti che, nel rispetto del cosiddetto patto di stabilità, non possono indebitarsi direttamente per realizzare investimenti in infrastrutture ed opere pubbliche.
Stesso discorso vale anche per il sostegno alle PMI, che prevede un fondo complessivo di 8 miliardi, anche se le erogazioni dei 2.4 miliardi opzionati finora dalle banche stanno andando al rallentatore. L’amministratore delegato della CDP Massimo Varazzani è comunque convinto che l’attività della Cassa sia “complementare con il sistema bancario”, la cui presenza nell’istituto attraverso le Fondazioni (66) potrebbe anche ridursi almeno parzialmente a causa dell’obbligo imposto a queste ultime di convertire le proprie azioni da privilegiate in ordinarie entro il 2012.
Altra area di intervento (e di possibile scontro con le banche) è rappresentata dall’edilizia popolare, il cui mercato in Italia è pari soltanto al 5% del complessivo settore edilizio rispetto al 17-18% della Francia ed al 34% dell’Olanda. La CDP sta costituendo una società per la gestione del risparmio (SGR) immobiliare, con una dotazione iniziale di un miliardo di euro che dovrebbe consentire di attivare investimenti pari a 3.5 miliardi per costruire in tempi brevi circa 20.000 alloggi.
Ostile pare anche la Corte dei conti che non più tardi dello scorso ottobre ha bocciato il piano industriale della CDP, dicendosi preoccupata di trovarsi di fronte ad un nuovo carrozzone pubblico. Facendo propri i dogmi della globalizzazione liberista in preda all’attuale crisi sistemica, la magistratura contabile italiana ha messo in guardia rispetto ad “ogni rischio di devianza verso forme di ritorno a modelli superati di presenza dello Stato nell’economia”.
Chissà come la Corte dei conti giudicherà il fondo infrastrutturale europeo Marguerite, partito lo scorso 4 dicembre e sostenuto dalla CDP, dalla Banca Europea per gli Investimenti, dalla francese Caisse des Depots, dalla tedesca KfW, dallo spagnolo Instituto de Credito Oficial e dalla polacca PKO Bank Polski.
Marguerite – fondo europeo per l’energia, il cambiamento climatico e le infrastrutture nato da un progetto avviato nel dicembre 2008 su iniziativa dell’Italia e del Consiglio Europeo – avrà un capitale iniziale di 600 milioni di euro. I sei soci principali hanno conferito ciascuno 100 milioni di euro ed i loro rappresentanti, insieme ad un funzionario della Commissione Europea (che contribuirà al progetto con altri 80 milioni di euro), siederanno nel consiglio di sorveglianza.
E’ stata annunciata, inoltre, l’apertura delle sottoscrizioni delle quote del fondo per un periodo di tre mesi: l’ammontare target del fondo è di 1.5 miliardi entro la prima metà del 2011. A questi si dovrebbero aggiungere linee di credito collaterali fino a 5 miliardi che gli investitori del fondo ed altre istituzioni finanziarie di lungo periodo intendono fornire, in modo che Marguerite possa mobilitare investimenti per 30-40 miliardi complessivi.
Il Fondo ha un orizzonte di investimento di lungo periodo (20 anni) e ha l’obiettivo di impiegare la totalità delle proprie risorse entro 4 anni. Si focalizzerà sui settori dei trasporti, in particolare le reti trans-europee (TEN-T), dell’energia, in particolare le reti trans-europee dell’energia (TEN-E) e delle energie rinnovabili, compresa la produzione di energia sostenibile, le infrastrutture di trasporto ecologico, la distribuzione di energia ed i sistemi per il trasporto ibrido.

Dott Fabio Troglia
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Cigno nero

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Cari amici,

molti parlano di cigni neri, mi fa sorridere,perchè molti non hanno nenache letto i libri del caro Taleb. In estrema sintesi il cigno nero non è altro che la teorizzazione di una cosa che tutti noi conosciamo, la possibilità che ogni tanto succedano degli eventi che sono assolutamente imprevedibili.
Ma perchè vi parlo di questo….. dop aver letto questa affermazione:

Non c’è "assolutamente" alcun rischio di default della Grecia per il suo debito. Lo ha affermato il ministro delle Finanze ellenico, George Papaconstantinou, il quale in un’intervista a Bloomberg Television ha spiegato come "ci stiamo muovendo rapidamente per rassicurare i cittadini e i mercati che stiamo andando nella direzione giusta". Papaconstantinou ha inoltre detto che non ci sono pericoli nemmeno nel sistema bancario del Paese.

Proprio nel libro si parla di una storia, in cui c’è un trader che decise di incaponirsi con le obbligazioni di stato russe, queste scendevano, scendevano e lui comprava, affermando che era impossibile che lo stato potesse fallire, l’inevitabile accadde.

Questo non per accendere inutili allarmismi, ma per allargare la vs sfera di pensiero al fatto che non c’è nulla di impossibile.

Dott Fabio Troglia
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Bank of America vende le sue azioni, normale??

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Bank of America, la più grande banca degli Stati Uniti, ha completato la più imponente vendita di azioni (o titoli preferenziali) effettuata sul mercato degli Usa almeno dal 2000. Un’operazione che ha fruttato nelle casse dell’istituto 19,3 miliardi di dollari attraverso la vendita di titoli a 15 dollari a pezzo.

L’obiettivo, come annunciato ieri, è di restituire al governo di Washington i 45 miliardi di dollari prestati nell’ambito del piano d’emergenza per la copertura degli asset tossici (il Troubled Asset Relief Program). Per questo il gruppo ha proceduto alla vendita – riferisce l’agenzia Bloomberg – di 1.286 delle cosiddette “common equivalent securities”, convertibili in azioni comuni. «È un mossa intelligente e sana», ha spiegato Jason Brady, direttore della controllante del fondo Thornburg Income Builder, che possiede una partecipazione di 4 miliardi di dollari in BofA.

Nello scorso mese di maggio, il colosso bancario americano aveva rastrellato 13,5 miliardi attraverso la vendita di 1,25 miliardi di azioni comuni per un ricavo complessivo di 13,5 miliardi di dollari (al prezzo di 10,77 dollari per ciascun titolo). All’epoca, tuttavia, le necessità principali erano, da un lato, quella di coprire le perdite legate al salvataggio di Merrill Lynch; dall’altro, di centrare i requisiti di capitalizzazione richiesti dal governo in seguito agli stress test.

Dott Fabio Troglia
fabio.troglia
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